La stampa italiana è stata stranamente clemente nei confronti del fondatore della Free Software Foundation. Mi spiace, ma io lo sarò molto bene.
Un po’ mi sento in colpa, lo ammetto. Senza Richard Stallman la vita di tutti sarebbe diversa. Dire che Internet sia interamente basata su Software Libero è una baggianata. Dire che il Software Libero ne costituisca la linfa vitale un po’ meno. Potrei addirittura sbilanciarmi a dire che l’IT senza Steve Jobs sarebbe stato comunque più riconoscibile si un IT senza Richard Stallman. Di questo bisogna prendere atto.
Con i concetti espressi daRichard Stallman sono d’accordo anch’io ma con i modi davvero no. Il valore di un vincitore si rivela da come tratta il perdente. Stallman non ha vinto, semplicemente – e letteralmente – è sopravvissuto. Da sopravvissuto si definisce lieto che il suo avversario Steve Jobs se ne sia andato. Questo gli ha consentito di apparire sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo, cosa decisamente rara per il Guru del Software Libero. Si sparli purché si parli?
Eh no, mio caro Richard! Spiegare come gli oggetti del desiderio di centinaia di milioni di persone in tutto il mondo siano gabbie per il software e per gli stessi utenti non sposta i riflettori dalla grettezza delle tue parole!
Da addetto ai lavori ho affrontato i nodi etici che si pone Stallman e ho raggiunto le mie conclusioni: il mondo Apple per quanto affascinante è troppo chiuso per i miei gusti. I modi di amministrare e gestire le app non fanno per me. Condanno la pirateria nonostante io utilizzi soltanto Software Libero. Il Jailbreaking, quindi, non modifica uno stato di fatto che non accetto. Di conseguenza non acquisto prodotti Apple. Uso (o userò) smartphone e tablet meno cool. Sarò per sempre escluso dalle app più trendy del momento e, come ho sempre fatto con il Free Software, difenderò la mia scelta con gli stessi sacrosanti argomenti tanto cari a Stallman.
Ma davanti alla genialità di Steve Jobs, guida dell’innovazione da trent’anni, vedo una enorme perdita per l’IT e per l’umanità tutta. Punto. Free Software e software (ed hardware) proprietario conviveranno sempre, o quanto meno molto a lungo, ed anche questo fa parte delle libertà da difendere.
Per scegliere una via o l’altra bisogna basarsi su considerazioni e strategie del momento unite eventualmente a considerazioni comunque sempre opinabili. Vale per gli utenti e per gli imprenditori. Ora che Davide è sopravvissuto a Golia non vogliamo vedere l’uno che infierisce sull’altro.
Non scrivo da più di un anno e mezzo su questo blog, ma in questi giorni ho maturato un pensiero che penso valga la pena mettere nero su bianco.
Il mondo dell’IT è in subbuglio: l’era dei PC (forse) sta per chiudersi o quantomeno per ridimensionarsi pesantemente, grandi aziende pronte a scelte da attacco di panico, sicuramente è febbre da tablet (brrr). Tranquillizzatevi: non voglio assumere toni profetici. Desidero solo mettere in relazione quanto sopra con il tira e molla del blocco delle vendite di Samsung Galaxy Tab in Germania, con il rischio di un allargamento al resto d’Europa.
Samsung Galaxy Tab sarebbe davvero troppo simile all’iPad di Apple. Apple detiene dei brevetti che ha fatto valere nei confronti del concorrente coreano. Forse a ragione. Cosa significa, in questo caso, affermare che Apple abbia tutti i diritti di far valere i propri brevetti? Significa riconoscere – di fatto – ad Apple il diritto all’esclusiva, al monopolio nell’ultimo baluardo commerciale per l’industria dell’hardware.
Tutti vogliono un tablet ma solo Apple li può produrre e commercializzare. Se aggiungiamo che stiamo vivendo una crisi economica che fa temere per una recessione a livello mondiale ci rendiamo conto fino in fondo di quanto inadatte e tossiche siano le regole sui brevetti che fino ad oggi hanno retto il sistema industriale mondiale.
Torniamo al 2008, la crisi dei subprime ha forse creato le basi per la crisi del 2011, basata in massima parte sul debito pubblico dei Paesi industrializzati. In quell’anno tuttavia per l’IT forse non erano vacche grasse ma nemmeno troppo scarne: Apple continuava a macinare successi, ma anche il mondo oltre la mela si destreggiava bene con Netbook, con i cellulari che lentamente cambiavano pelle nei primi smartphone ed alimentato anche dalle novità social e cloud del Web 2.0 a tenere alto l’interesse dei consumatori.
Ma quest’anno la crisi è arrivata anche per l’industria informatica – sempre ad eccezione di Apple – ed ora si tutela il Vincitore e si infierisce sui perdenti. La questione non è a chi giova questo panorama, ma giova davvero a qualcuno?
Saltuariamente mi piace tenermi aggiornato seguendo i Survey pubblicati da Netcraft. Si tratta di ricerche compiute sul numero di domini registrati, su quali web server vengono utilizzati per ciascun dominio e via di seguito.
Ogni mese Netcraft pubblica i risultati delle sue ricerche. In quelli di Gennaio 2010 scopriamo, per una volta, un comportamento anomalo, nel grafico degli hostname registrati: una flessione di ben 30 milioni di hostname in meno! Da quanto afferma Netcraft pare che qq.com – un client di instant messanging molto popolare in Cina – abbia reso pubblici i blog dei suoi iscritti circa un anno fa, salvo tornare sulla propria decisione e rimettere private – sostanzialmente offline – i contenuti prima accessibili.
Ho finito per domandarmi se tale scelta non fosse influenzata dalla presa di posizione di Google contro il governo cinese a seguito dei gravi cyberattacchi di provenienza cinese subiti di recente, tuttavia il report di Netcraft risale a pochi giorni prima che il fatto fosse reso noto (è stato pubblicato il 7 gennaio, ma presumibilmente i dati sono stati raccolti a partire dal primo del mese).
All’apparenza quindi i fatti sarebbero indipendenti l’uno dall’altro. Possiamo tuttavia immaginare che Google – così come le altre grandi aziende che avrebbero subito questi attacchi – abbiano impiegato alcuni giorni per investigare sulle cause, sulle fonti e soprattutto prima di lanciare accuse, peraltro molto pesanti, contro il governo della nazione più popolosa del mondo (mettendo a rischio di conseguenza uno dei mercati più promettenti). Sappiamo inoltre che la reazione cinese è stata molto più morbida di quanto saremmo stati portati a credere, soprattutto pensando anche a quelle che sono state, in passato, le posizioni cinesi riguardanti quelle che loro hanno sempre definito ‘gravi ingerenze straniere nella loro politica interna‘. Dietro a tanta cautela, da parte di Pechino, potrebbe nascondersi una implicita ammissione di coscienza poco pulita.
Che l’oscuramento dei 30 milioni di blog di qq.com fosse legata ad un’attesa reazione forte degli investitori stranieri? Che il governo cinese si attendesse la disabilitazione dei filtri che finora avevano censurato le notizie (storiche) su Piazza Tian-an-men e la spesso scottante attualità sulla situazione in Tibet? Che in questo modo si volesse arginare il passaparola che avrebbe reso noto a tutti che le ricerche su “Dalai Lama” o “Tian-an-men 1989″ avrebbero dato risultati ben più interessanti del solito?
Purtroppo è molto difficile che la mia tesi possa trovare conferme o smentite. Ben più probabile che tutto resti in forma di congettura, buona al più per un esercizio di narrativa di spionaggio.
Salvare MySQL è di vitale importanza! Oracle sta per acquisire Sun Microsystems. Sun da anni controlla e finanzia lo sviluppo di MySQL, ne ha fatto parte della sua offerta di prodotti. MySQL è ad oggi il Database più usato al mondo nellàambito di siti ed applicazioni Web. I database Oracle sono da sempre il business centrale dellàazienda omonima, tanto che essa ne ha appunto adottato il nome. I timori della comunità sono che Oracle abbia ogni vantaggio nellàaffossare, presto o tardi, lo sviluppo di MySQL.
I risultati potrebbero essere devastanti e cambiare per sempre il modo in cui gli utenti possono intendere il Web.
Per questo è importante firmare la petizione, voluta e ideata da Michael Widenius, uno dei padri sviluppatori di MySQL.
14 dic
Posted by admin as Censura
Scusate se il punto esclamativo, in fondo al titolo di questa lettera aperta, rende lo stesso sostanzialmente illeggibile. L’intenzione è enfatizzare che quanto segue è la risposta diretta alla domanda con cui Eric Schmidt, CEO di Google, ha difeso la posizione della propria società sul fronte Privacy.
Rispondo con la faccia tosta di citare me stesso:
Gli utenti onesti non devono aver paura di rinunciare all’anonimato.
Ovvero l’Italia non è la Cina dove l’anonimato può salvarti la vita. Vero: non siamo la Cina; falso: l’anonimato può salvare la vita anche qui. Proteggersi dietro ad un nickname rendendo i propri dati anagrafici accessibili ai soli amministratori può non essere una garanzia sufficiente. Se parlo di mafia, di camorra, di racket, se voglio portare o ricevere conforto per la mia esperienza di genitore in un forum in cui si parla del dramma della pedofilia o di anoressia, della mia esperienza di vittima di uno stupro. Pensate ai gruppi dell’anonima alcolisti: perché per loro è tanto importante restare anonimi?Fonte: Punto Informatico
Con questo stralcio di un’altra lettera aperta diedi il mio contributo al batti e ribatti sulla proposta di Disegno di Legge dell’On. Gabriella Carlucci che tanto scalpore fece qualche mese fa in Rete. Devo ammettere che mai avrei immaginato che concetti tanto simili a quelli con cui la Carlucci cercava di impastoiare la rete italiana sarebbero giunti, dopo un tempo tutto sommato così breve, niente meno che dalle labbra del CEO di Google!
Si avvicina il Natale e ci farebbe piacere pensare che almeno negli Stati Uniti d’America (dal quale ed ai quali parlava Schmidt) i drammatici problemi da me elencati a puro titolo di esempio mesi fa non fossero problemi reali. Che sul serio, ecco un esempio nuovo, un ex tossicodipendente possa parlare dei suoi trascorsi a testa alta, senza che i suoi vicini di casa gli tolgano il saluto seduta stante! Bhe, sarebbe bello anche credere a Santa Claus. Sappiamo che purtroppo le cose non sono così. Nemmeno in America, caro Eric. Sappiamo che Internet non risolverà nessuno di quei problemi, ma sappiamo anche che potrebbe offrire ha già offerto il proprio contributo a combatterli. Sappiamo che potrà continuare a farlo soltanto se le persone coraggiose che hanno attraversato un incubo o che ancora lo stanno faticosamente affrontando potranno almeno avvalersi dello scudo della privacy, nel momento in cui decideranno di parlarne. Sappiamo che il coraggio diventerà incoscienza se questo scudo verrà loro sottratto.
Come la mettiamo? Insidiosamente Google Analyzer è diventato uno strumento fondamentale per controllare i dati di utilizzo e di navigazione di ogni sito web. Non solo lo strumento statistico di qualche migliaio di blogger, ma un mattone fondamentale di infrastrutture enormi: anche le aziende che hanno sul web il loro core business adottano su tutte le loro pagine quelle poche miracolose righe Javascript che permettono di costruire, grazie a Google, le statistiche più complete che si possano desiderare (guardate con attenzione il susseguirsi di indirizzi in basso a sinistra, sulla barra di stato del vostro browser, quando caricate una nuova pagina!). Uno strumento di Marketing quasi imprescindibile; un registratore delle abitudini di navigazione di qualunque utente. Funziona da solo e per tutti. Ma non si limita, per Google, a registrare la vostra attività sul sito in cui state navigando in questo momento: lo script risiede sui server di Google; il vostro Cookie è ancora lo stesso anche dopo che siete passati dal sito de L’Avvenire a quello di Playboy (e Google può ricostruire il passaggio. Senza bisogno d’altro che del vostro motore javascript). Se poi siete autenticati sul vostro Google Account, oppure avete installato la Google Toolbar o usate Chrome… ciò che avete fatto tra l’una e le tre di quella notte insonne ha facilmente anche un nome e cognome: il vostro.
Eric: le tue parole ci spaventano ben oltre il Disegno di Legge della Carlucci. Ben oltre il Patriot Act che citi in vostra difesa – e che non ti ha mai chiesto di esercitare questo tipo di controllo – noi temiamo che si tratti già ora ed oggi del controllo globale contro il quale tu stesso ti schiereresti, qualora venisse imposto per legge! Invece solo la legge, ora, potrebbe fermare l’immenso potere che Google ha già tra le mani. Una legge ipotetica, illuminata ed utopista che andrebbe controcorrente rispetto ai tentativi spesso goffi ma non meno pericolosi di imbavagliare Internet. Forse sarebbe davvero più realistico credere a Santa Claus.
Apre il Blog Ufficiale di AlterVista
Questo Blog era un esperimento ed in quanto tale, malgrado fosse scritto dalla sala dei bottoni di AlterVista, si limitava a pretese di non ufficialità. Quello nuovo: non più. Saltate quindi al Blog ufficiale e buona lettura.
…e dopo nulla sarà più come prima!
Preparatevi all’inizio di una nuova Era. Le saghe Marvel sono niente a confronto! Le Crisys della DC Comics sono come i giochi in cortile nell’intervallo a scuola. Riderete dei raggi B alle porte di Tannhauser e sorseggerete amabilmente The in compagnia di Alien e di Predator! Siete avvisati.
Tempo di cambiamenti ad AlterVista, abbiamo da poco rinnovato il Portale, ieri sera abbiamo finalmente pubblicato il nuovo Pannelo di Controllo con tante novità e miglioramenti. Ed ora… anche il Blog! Quale migliore occasione di questa per attivarlo?
Finalmente AlterVista ha un Blog degli sviluppatori, per confrontarvi direttamente con loro, per proporre nuove sfide per… scoprire cos’altro bolle in pentola!
AlterVista: la community più affiatata d’Italia!
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